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Cosa visitare

Da Ognina su un mare colore cobalto, salutati i resti cinquecenteschi della torretta d’avvistamento, l’occhio attento ad una teoria di sette grotte  incavate sulla costa, si intravvede la sagoma alta del castello, turrito e merlato, di Aci, una fortezza normanna eretta nel 1076 su una rocca imprendibile, fatta di un ammasso di grossi globi basaltici, a picco sul mare, oggi sede del locale  museo civico, custode di una ricca raccolta mineralogica, fra l’altro. La leggenda narra del giovane pastore di Aci, innamorato della ninfa Galatea, rifugiatosi nel castello dalla furia di Polifemo che, comunque, riuscì ad abbattere il rivale  fortunato. Nettuno, dio del mare, mosso a tenerezza dalla vicenda, trasformò il corpo di Aci in un ruscello che finiva la sua corsa in Galatea, tramutata in mare. Più in là a nord di Acicastello, di fronte ad Acitrezza de "I Malavoglia"  di Giovanni verga e de "La terra trema" di Luchino Visconti, una traccia dell’Odissea, del viaggio di ritorno a Itaca di Ulisse, dell’ira del ciclope Polifemo: i faraglioni o isole dei ciclopi, a corona o a seguire l’isola Lachea  o di Aci, riserva naturalistica di grande interesse geologico e naturalistico.Il mare è un incanto, i suoi fondali una meraviglia per la pescosità e per la varietà di specie vegetali, di alghe, di spugne e di coralli. Ancora in ottimo stato,  costruita con materiale lavico nella seconda metà del Cinquecento si presenta la torre del faro o di Sant’Anna, seguita e infastidita all’attività di avvistamento e di sparo da un torrione capitozzato, la torre vecchia. Un torrione di difesa, nunzio di Capomulini, altra magnifica  località balneare, disseminata, come tutta la costa fino all’Alcantara, di trattorie, ristorantini sul mare, con cozze, ricci, e frutti di mare che spadroneggiano sulle tavole imbandite.
Catania è la regina del Barocco sullo Jonio,
Acireale, a 15 chilometri dal capoluogo, è la principessa-reggente, che regalmente sta adagiata, affacciandosi sul mare, sopra una terrazza di lava, a precipizio. Dal mare quella terrazza sale  come Timpa verdissima, costone roccioso che si specchia su un tratto purissimo di acqua jonica: una parete di antica lava poggiata su un acquoreo piedistallo, un ciuffo di macchia mediterranea, immerso a trarre alimento, nel mare. E’ una  ripida scarpata oltre 140 metri sul mare parallela alla linea di costa lunga 7 km, che inizia da Capomulini, per la "timpa di don Masi", quella di Santa Caterina, di Santa Maria la Scala oltre Santa Tecla.  Sedimenti di almeno due cicli eruttivi, e macchia mediterranea a lentisco, bagolaro, euforbia, olivastro e carrubo. Una sorgente di acqua ferruginosa colora di rancio le lave guidando ad una caletta dinnanzi alla quale sostano imbarcazioni da diporto.Una  cattedrale di lava sul mare che nasconde addossati o emergenti i bastioni della seicentesca fortezza del Tocco, confusi con i terrazzamenti di pietrame lavico.Estasi pura da cui riprendersi per risollevarsi alla vista di Santa Maria la Scala, un  piccolo centro di pescatori, raccolto attorno ad una chiesetta seicentesca, ai piedi della Timpa. Una volta porto per naviglio numeroso che veniva da Trapani e da Malta o da Lipari, porto e fortezza di cui restano tracce.Piccoli posti, grandi piaceri: Santa Tecla, nome non cristiano ma arabo Sciant Tagla (luogo di approdo) con i resti di una torre; e poi Scillichenti, Stazzo con i ruderi del vecchio porto mercantile dove si imbarcava la pietra lavica per i mercati extra-isolani, Pozzillo porto e fonte di acqua minerale ricchissima di sali. Piccole località marinare che si inseguono sulla costa per completare le stazioni, ad alta  e qualificata ricettività alberghiera, della Riviera dei Ciclopi ed introdurre le spiagge alte di Archirafi, disseminata di scogli rotondeggianti. E’ mare di Riposto con Torre aragoste: lo suggeriscono le nasse che  si vedono qua e là, davanti alle porte. Riposto - perché vi si riponeva il carico delle navi in attesa di salpare verso i mercati internazionali - ha una spiaggia ghiaiosa ed una vocazione a diventare porto turistico da piccolo cantiere navale  e da grande porto commerciale che era e da cui si esportavano carichi di vino ed agrumi, e, poi, anche di zolfo. Dopo quello catanese lo si ritiene il più grande porto della riviera jonica: un approdo concretamente futuribile per il turismo nautico  che voglia indirizzarsi a Taormina e all’Alcantara, per farne il porto dell’Etna, dal mare alla neve, tra vigneti, agrumeti, frutteti e terreni lavici.Per i bagni di mare c’è una graziosa spiaggia libera, quella di S. Anna.La  spiaggia di Fondachello, ricca di campeggi, poi, la foce del fiume Freddo con la sua eccezionale vegetazione sommersa, e, quindi, la marina di Cottone, anch’essa dotata di campeggi e seguita dal litorale di Calatabiano impreziosito da una  residenza fortificata, detta castello di S. Marco (opera realizzata alla fine del Seicento), immersa nel verde di una ricca ed improbabile pineta che ospita un camping, marino ed agroturistico: gli ultimi avamposti rivieraschi della costa etnea  prima di giungere alle gole dellAlcantara, tutto da bere e da risalire.

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