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Aci Castello

Cosa Visitare

Castello di Acicastello


Il castello sorge su uno sperone di roccia lavica, inaccessibile per tre lati. L'accesso alla fortezza è possibile da ovest, attraverso un ponte in muratura, che adesso sostituisce l'antico ponte levatoio in legno. La complessa struttura si articola presso la sommità dello sperone di roccia lavica: subito si distinguono il dongione (la grande torre) a pianta quadrangolare, attorno al quale si sviluppa il resto del complesso fortificato. Varcato l'ingresso e superati i resti dell'impianto che permetteva il funzionamento del ponte levatoio, la scala conduce in un primo ambiente, un tempo probabilmente coperto a volta, come è possibile notare dagli innesti degli archi che dovevano sostenere la copertura. Proseguendo a sinistra, è possibile osservare alcuni piccoli locali coperti, attualmente adibiti a sale espositive per un piccolo museo, che raccoglie reperti archeologici risalenti dall'epoca preistorica fino all'età medievale. Ritornando all'ambiente di cui prima, varcata una stretta soglia, posta ad oriente, si accede ad un cortile adibito a piccolo orto botanico, dal quale è possibile accedere ad una piccola cappella, denominata "bizantina" per la presenza di miseri resti di un affresco presumibilmente normanno dai tratti bizantineggianti. La cappella a pianta rettangolare è coperta da una volta, sostenuta da quattro archi ad ogiva. Un tempo non precisato essa doveva essere per buona parte affrescata con una tinta ocra di sottofondo nella quale si stagliavano figure di santi nimbati, simili alle due immagini, che si possono intravedere nei poverissimi resti, ormai mangiati dal tempo e dall'incuria dell'uomo. Al piano superiore della fortezza si accede attraverso una stretta scala che ha il suo prinicipio presso l'ambiente con presunta copertura a volta. Salendo dalle scale si notano, a destra, i resti possibili di una prima torre, ovvero di un ambiente dalla probabile pianta quadrangolare e dalle funzioni imprecisate. Subito dopo fa la sua comparsa la grande mole del mastio: il torrione ancora troneggia sulle rimanenti parti della fortezza, sebbene sia per buona parte crollato e conservi solamente una parte delle merlature. L'interno è coperto da una volta, sostenuta dai medesimi archi ad ogiva presenti nella "cappella bizantina". Oltrepassato il mastio è possibile immettersi, attraverso una odierna scaletta metallica, nell'ampia terrazza, dalla quale è possibile dominare, in direzione occidentale, l'abitato di Aci Castello, nonché l'immediato entroterra, mentre volgendosi ad oriente, è possibile tenere sotto controllo una porzione non indifferente del mar Ionio.

Isola Lachea e faraglioni dei Ciclopi

La riserva naturale integrale “Isola Lachea e Faraglioni dei Ciclopi” è stata istituita nel 1989 al fine di “conservare e tutelare la vegetazione algale e la fauna dei piani dal sopralitorale all’infralitorale, nonché al fine di salvaguardare la lucertola endemica Lacerta sicula ciclopica, Taddei”. La riserva include l’isola Lachea, il Faraglione grande ed una serie di scogli più piccoli, tutti di origine vulcanica, originatisi dalle prime attività del vulcano Etna.
L’isola Lachea, costituita prevalentemente da rocce basaltiche in più punti sormontate da argille pleistoceniche metamorfosate, è la più grande fra le Isole dei Ciclopi, ed è di origine vulcanica legata alle prime eruzioni sottomarine nel golfo di Acitrezza, risalenti a circa 500.000 anni fa. Secondo la leggenda l’origine è da imputare ai massi lanciati da Polifemo contro la nave di Ulisse-Nessuno. Oltre alla porzione emersa delle isole, l’area protetta comprende, la fascia di mare che va dal sopralitorale all’infralitorale. L’arcipelago dei Ciclopi rappresenta un sito di grande interesse sia naturalistico che archeologico, infatti, sull’isola Lachea furono anche rinvenute testimonianze della presenza umana risalenti alla Preistoria. Nel 1896 il senatore del Regno Luigi Gravina concesse il diritto d'uso sopra l'isola e i sette scogli adiacenti per studi scientifici e sperimentali al Rettore dell'Università degli Studi di Catania. Nacque così un piccolo, ma prezioso, museo ittico e nel 1998, fu istituita la Riserva Naturale Integrale gestita dal CUTGANA.La ricchezza faunistica dei fondali dei Ciclopi è data dalla presenza di numerosi pesci e di tutti i gruppi di Invertebrati; già a pochi metri di profondità è possibile ammirare Bavose, Salpe e Cefali, mentre tra le
rocce del fondale è facile distinguere colonie di Idrozoi, Ascidie rosse, il Verme cane e l’argenteo balenio dei Saraghi. Verso i 15, 20 metri è comune la Gorgonia gialla.Oltre, è possibile ammirare colonie arborescenti di polipi che possono superare anche il metro di altezza, ma fra tutti chi spicca per singolarità e bellezza, è l'Alicia mirabilis, la più grande attinia del Mediterraneo.
Nel mare dei Ciclopi e nei suoi fondali di roccia lavica trova posto e riparo buona parte della fauna ittica del Mediterraneo: variopinte spugne e grandi stelle rosse, lucci marini, saraghi, cernie.E' possibile scoprire le coloratissime colonie di Astroides calycularis, le arborescenti Eunicella cavolinii, oppure scontrarsi con gli argentei esemplari di Seriola dumerili.Ma non è da escludere gli incontri ravvicinati con cavallucci marini e torpedini.I fondali sabbiosi sono il regno dei pesci 'pettine': attenzione a non spaventarli!In profondità è facile ammirare i bellissimi ventagli delle paramuricee, rosse colonie arborescenti che superano il metro di altezza e le aragoste con le lunghe antenne che fuoriescono dalle tane in cui trovano rifugio.Con l'oscurità i fondali si popolano di creature misteriose ma di rara bellezza: è la più grande attinia del Mediterraneo, la Alicia mirabilis.Per gli amanti della subacquea, l'Area Marina Protetta Isole Ciclopi ha realizzato nove itinerarei ufficiali.Al centro dell'Area marina si erge imponente l'Isola Lachea, un isolotto di appena settanta ettari che, grazie alla sua piccolissima lucertola dalla macchia rossa sul collo, l'endemica Podarcis sicula ciclopica, è diventata Riserva naturale integrale nel lontano 1998.
Invece, tra i Vertebrati, è frequente la presenza del Rombo.
La fauna dell'isola Lachea è abbastanza varia e comprende gruppi animali che ben sopportano le avverse condizioni ambientali. Tra i numerosi invertebrati troviamo lo Zelotes messinai, un ragno endemico di Sicilia, e l'Urozelotes mysticus noto unicamente per l'Isola Lachea. I Vertebrati sono rappresentati da qualche Mammifero Roditore e da pochi Rettili Sauri; questi ultimi annoverano la presenza esclusiva della Lucertola endemica Podarcis sicula ciclopica. Più elevato è il numero di specie di Uccelli che si possono occasionalmente incontrare sull'isola Lachea come il Falco di palude, il Falco pellegrino e persino trampolieri e limicoli. Poche specie utilizzano questi luoghi come sito di nidificazione, tra queste vi è la Passera sarda e la Ballerina gialla. L’isola Lachea offre inoltre rifugio al Gabbiano reale mediterraneo, al Gabbiano comune e al cormorano.La flora dell'isola Lachea é essenzialmente costituita da piante selezionate dalla trascorsa presenza dell’uomo oppure legate ad un substrato ricco in sali per la vicinanza del mare. Significativa è la presenza di alcune specie endemiche distribuite in Sicilia e Italia meridionale, quali Senecio squalidus, Heliotropium bocconei, Carlina hispanica ssp. globosa.
Sull'Isola Lachea, gestita dal Cutgana, Centro interfacoltà dell'Università, sarà possibile arrampicarsi alla sommità e anche dalle Grotte dell'Eremita, che ospita il suo piccolo ragnetto endemico, lo "Zelotes messinai", o del Monaco.
Sull'isola è poi possibile esplorare il piccolo Museo naturalistico, ricco di reperti storici e della fauna ittica locale, e il Laboratorio di Biologia marina.
Informazioni:
C.U.T.G.A.N.A - Centro Universitario per la Tutela e la Gestione degli Ambienti Naturali ed AgroecosistemiVia Androne 81, 95124 Catania, tel.095.312104 - fax095.7306052e-mail:cutgana@unict.it - http://www.cutganambiente.it/








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